riforma dello sport

5 PUNTI CHIAVE DELLA RIFORMA DELLO SPORT

Dopo averne discusso per tanto tempo, è stata approvata la riforma dello Sport, che ora è legge dello Stato.

Il prolungarsi della pandemia, con la chiusura forzata dei centri sportivi e delle palestre, la caduta del Governo e le consultazioni per la nascita del nuovo esecutivo, sembravano rallentare ulteriormente l’approvazione dei provvedimenti della riforma dello Sport.

Invece il Consiglio dei Ministri ha approvato il 25 febbraio, con estrema sorpresa degli addetti ai lavori, i 5 decreti legislativi contenuti nella legge delega del luglio 2019, preparata da Spadafora, che introducono molte novità, sia per i lavoratori sportivi che per le associazioni e società sportive dilettantistiche.

Proviamo ad analizzare le principali che riguardano particolarmente il settore del fitness, astenendoci dal fare riflessioni sui pro e sui contro della riforma


IL LAVORATORE SPORTIVO

Nasce la figura del lavoratore sportivo, che comporterà un aumento delle tutele per gli atleti dilettanti.

La riforma elimina le differenze di inquadramento contrattuale tra sportivi professionisti e dilettanti, abrogando di fatto una norma di 40 anni fa, la legge 91/81 (che istituiva il contratto sportivo solo per gli sportivi professionisti).

Viene definito lavoratore sportivo l’atleta, l’allenatore, l’istruttore, il direttore tecnico, il direttore sportivo, il preparatore atletico e il direttore di gara che, senza alcuna distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico e dilettantistico, esercita l’attività sportiva verso un corrispettivo al di fuori  delle prestazioni amatoriali”.

L’attività di lavoro sportivo può costituire oggetto di un rapporto di lavoro subordinato, autonomo (anche sotto forma di collaborazione continuata e continuativa), nonché di prestazioni di lavoro occasionale.

Nella riforma si legge che “nei settori dilettantistici, i titolari di contratti di collaborazione continuata e continuativa o che svolgono prestazioni autonome ed occasionali, hanno diritto all’assicurazione previdenziale e assistenziale”.

A tal fine saranno iscritti nella gestione separata INPS.

I “vecchi” collaboratori sportivi diventano quindi lavoratori a tutti gli effetti (anche se non vengono estese loro tutte le tutele previste dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori).



LA FIGURA DELL’AMATORE

L’altra grande novità della riforma dello sport è l’introduzione della figura dell’amatore sportivo per coloro che hanno già un rapporto di lavoro.

E’ una figura alla quale possono essere riconosciuti rimborsi e indennità in occasione di trasferte e che per il calcolo dei redditi IRPEF è stato fissato in un tetto massimo di 10.000 euro.

Superato il limite, l’importo entra a far parte del reddito.

La definizione dei soggetti “amatori” è molto simile a quella dei “volontari” introdotta dal Codice del Terzo Settore:
tutti coloro che mettono a disposizione il proprio tempo per promuovere lo sport in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fine di lucro, neppure indiretto, ma esclusivamente per finalità amatoriali a favore di Federazioni sportive, Enti di promozione sportiva, Discipline sportive associate nonché associazioni e società sportive dilettantistiche”.

Non ci sono più i cd “compensi sportivi” ai vari collaboratori, ma c’è la possibilità di corrispondere, oltre ad indennità e rimborsi, anche premi in caso di risultati ottenuti nelle competizioni.



IL CHINESIOLOGO

Nella riforma dello sport è riconosciuta la figura del chinesiologo di base, di quello sportivo e del preparatore atletico.

Il Governo inquadra il laureato in Scienze Motorie come chinesiologo e stabilisce 3 punti fondamentali:

1- per poter svolgere la professione di Personal Trainer serve almeno la laurea triennale in SM;

2- chi apre una palestra dev’essere laureato in SM, o assumere un direttore tecnico laureato in SM;

3- riconoscimento professionale del Dottore in SM come chinesiologo.

Rimane fuori da questa normativa l’insegnamento di discipline specifiche, come ad esempio il tennis, lo yoga e il pilates.

Per queste continueranno ad essere validi i diplomi conseguiti con enti di formazione riconosciuti dal CONI.



FORMA GIURIDICA DI ASD e SSD NELLA RIFORMA DELLO SPORT

Viene semplificata la procedura per l’acquisizione della personalità giuridica di diritto privato delle ASD.

Potranno assumere qualsiasi tipo di forma societaria tra quelle presenti nel Libro V del Codice Civile.

Quindi tanto la forma di società di capitali quanto quella di persone, ma non più quella cooperativa (prima infatti le società sportive erano SSDARL o cooperative).

L’attuale riforma permette infatti alle ASD di acquisire tale personalità giuridica attraverso specifica istanza da presentare all’atto dell’iscrizione al nuovo “Registro nazionale delle attività sportive dilettantistiche”.

Questo registro, tenuto ora presso il Dipartimento dello Sport della presidenza del Consiglio dei Ministri (e non più presso il CONI), attesterà di fatto e certificherà la natura dilettantistica dI ASD e SSD.

L’obbligo di registrazione e rinnovo è annuale, per verificare il possesso e il mantenimento dei requisiti.

E’ ridefinito il concetto di lucro e la possibilità per le società sportive di distribuire dividendi, seppur in forma limitata.



LA QUALIFICA DI ENTI DEL TERZO SETTORE

La riforma stabilisce che gli enti sportivi dilettantistici, ricorrendone i presupposti, possano assumere la qualifica di enti del Terzo Settore (ETS) e di impresa sociale.

Doppia possibilità di scelta quindi per le società sportive:
esclusivamente ASD o SSD, oppure ETS con la disciplina specifica, oltre a quella sportiva per quanto compatibile.

In questo caso le società sportive non possono avere scopo di lucro.

Utili ed avanzi di gestione sono destinabili solo allo svolgimento di attività statutarie o all’incremento del proprio patrimonio.



CONCLUSIONE

Le previsioni legislative elencate entreranno in vigore dal luglio 2022 anziché da settembre 2021, per dare tempo a tutto il comparto sportivo di adeguarsi.

Si tratta di un autentico tsunami amministrativo, destinato a stravolgere completamente l’organizzazione dello sport dilettantistico in Italia.

Come?!? lo scopriremo nei prossimi mesi, forse anni.

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Photo by Marco Oriolesi on Unsplash

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