Passaporto Vaccinale: PRO e CONTRO

PASSAPORTO VACCINALE: PRO E CONTRO

Tante testate nazionali hanno riportato nei giorni scorsi la notizia di una proposta che sta facendo molto discutere.
Stiamo parlando dell’ipotesi di introdurre un “passaporto vaccinale”.

Il passaporto vaccinale avrebbe lo scopo di attestare l’immunità al Covid e permetterci di fare alcune attività, tipo andare in palestra/piscina.

Il primo a parlarne pubblicamente è stato il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, pare grazie a un confronto con il Primo ministro greco.

Titolari e gestori di piscine, palestre ed impianti sportivi chiedono di poter riaprire e riprendere le attività in sicurezza, dopo quasi un anno di stop.
Hanno quindi risposto immediatamente: “Sì al passaporto vaccinale e a qualsiasi strumento riconosciuto dai sanitari che consenta di riaprire presto e di tornare alla normalità”.

Navigando sui canali social si è invece scatenato un forte dissenso riguardo alla proposta, ritenuta un palliativo poco sensato nell’immediatezza.

Lo scopo di quest’articolo è quello di riportare la discussione che ne è nata per trarne qualche riflessione sui pro e contro di tale proposta.


LA DISCUSSIONE

Il presidente del Consiglio Europeo nei giorni scorsi ha presentato la proposta riguardo alla possibilità di potersi muovere liberamente in Europa: chiari i risvolti economici di tale idea, essendo la libera circolazione di merci e persone uno dei punti cardine dei mercati europei (ed internazionali).

La stessa presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen ha specificato che questo passaporto vaccinale, ovvero una certificazione che attesti l’immunità da Covid-19, sarà un requisito medico necessario per mantenere aperte le frontiere nazionali e potersi così spostare liberamente fra gli Stati.

Tuttavia il passaporto vaccinale viene avvertito da molti paesi membri come una discriminazione fra persone considerate sicure e altre a rischio.

Il dibattito si è poi allargato, anche a livello nazionale, a tutti i settori più colpiti dalla pandemia, perché ritenuti più a rischio per la trasmissione del virus. Come bar e ristoranti, cinema e teatri e appunto palestre e piscine.

Il problema, a questo punto, pare essere un altro:
l’andamento delle campagne vaccinali nei singoli Stati ha evidenziato forti differenze nell’accesso e nella possibilità di essere vaccinati.

Questo si traduce in tempi più o meno lunghi, soprattutto laddove il numero della popolazione è consistente.

E’ di questi giorni la notizia che le scorte di Pfitezer e Moderna in Italia sono già in esaurimento.
Il Ministro della Salute sta già pensando di fare causa per i ritardi.

Ovviamente la condizione necessaria (anche se non sufficiente) perché il passaporto vaccinale possa funzionare è l’equo accesso al vaccino stesso.

Sul piano nazionale rimane poi in discussione la capacità di organizzazione capillare dei territori e della burocrazia italiana che spesso disattende le attese!



I FAVOREVOLI

Favorevole a questa ipotesi del passaporto vaccinale si è detto anche Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni:
E’ un tema da approfondire, perché ha un suo senso.

Gli hanno fatto eco altri presidenti e rappresentanti di federazioni sportive “storiche” come FIN e FIG, che si sono detti favorevoli al passaporto vaccinale e a qualsiasi altra misura sanitaria che possa consentire di riaprire presto e di tornare alla normalità.

Ed è ovvio che sia così: sale fitness vuote, piscine deserte senza che nessun centro sportivo sia mai stato ufficialmente identificato come focolaio di contagi!

Abbiamo già parlato ampiamente dei numeri del settore sport durante la pandemia e di tutto il 2020 appena passato, delle perdite di almeno 6 miliardi di euro (“Momento attuale: palestre e piscine chiuse, uno schiaffo allo sport”, “Mercato del fitness in Italia: i numeri della crisi”).

E’ chiaro che qualsiasi soluzione sia all’orizzonte venga presa in considerazione.



I CONTRARI

Di diverso avviso Giampaolo Durengon, presidente di Anief Eurowelleness, l’associazione che raggruppa 100.000 centri sportivi, intervistato da Ansa nei giorni scorsi:
la maggior parte dei frequentatori delle palestre sono giovani o comunque persone sane e, probabilmente, saranno gli ultimi a ricevere il vaccino”.

Pertanto, continua, “va bene mettere un canale preferenziale per chi ha già fatto il vaccino, ma in attesa permettere a tutti di frequentare indossando la mascherina”.

Considerato anche che da maggio-giugno 2020 tutti i centri sportivi che avevano riaperto si erano già adeguati ai rigidi protocolli ministeriali, proprio per assicurare a tutti i clienti di allenarsi nella massima sicurezza sanitaria.

Andrea Pambianchi, presidente di Ciwas ha aggiunto che se il processo vaccinale raggiungerà la maggior parte della popolazione non prima della fine del 2021, fino ad allora molti centri sportivi saranno già stati costretti a chiudere definitivamente.



CONCLUSIONE

Per quanto la proposta del passaporto vaccinale abbia una sua ragion d’essere, rischia di arrivare comunque troppo tardi!!

Infatti nel frattempo gli impianti sportivi cosa faranno?

Sicuramente nei prossimi mesi la riapertura di piscine e palestre sarà ancora legata all’andamento pandemico, che abbiamo visto essere una variabile molto aleatoria.

Difficile fare previsioni, pur consapevoli del fatto che ad un certo punto saremo tutti vaccinati e torneremo alle attività di sempre, compreso allenarci…il rischio è che molti centri collassino prima di quel tempo.

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