Lockdown: effetti su palestre e piscine

Lockdown: effetti su palestre e piscine.

Che siate politicamente di destra o sinistra, proprietari di club o istruttori, gli effetti di questo secondo lockdown si prospettano disastrosi. E’ indubbio che piscine e palestre stanno ricevendo un vero e proprio schiaffo in faccia. Sembra quasi che tutta la fatica fatta nel periodo estivo, per adeguarsi alle norme di sicurezza imposte, non sia valsa a nulla.

Tanti professionisti sono scesi in piazza per protestare contro provvedimenti ritenuti ingiusti e per un sacrificio che non viene tollerato come inevitabile. Perché se responsabilità sulla chiusura generalizzata ce ne sono state, erano certamente individuali e sui singoli inadempienti sarebbero dovute ricadere.

Ma proviamo a capire cos’è successo, in modo obiettivo e critico, lasciando ad ognuno il proprio giudizio.


Un’estate al mare

Ci è stato spiegato che con le temperature elevate questo virus avrebbe abbassato la propria virulenza. In altre parole si sarebbe ridotto il rischio di contagio e di diffusione fra la persone.

Quindi, ecco dato il via libera alle vacanze, possibilmente in Italia, per ridare un minimo di respiro a turismo, commercio e ristorazione nazionali. Non sono però state negate fughe anche all’estero o sulle isole. Le frontiere europee si sono riaperte giusto all’inizio dell’estate, per permettere ad una popolazione stremata psicologicamente (ed economicamente) di riprendersi e di evadere un minimo.

Qualche super esperto aveva dato anche un parametro certo di riferimento: 27° e il virus sarebbe morto!

Virus che, ricordiamo, è dello stesso ceppo dell’H1-N1, quello della SARS e dell’influenza “comune” per intenderci. Virus che si modifica nel corso del tempo, spostandosi ciclicamente prima nell’emisfero australe e poi in quello boreale, arrivando da noi.

Questa estate, tutti i settori economici e commerciali del Paese si sono attrezzati per ripartire, soprattutto quelli non essenziali, quelli che non avevano un codice ATECO adeguato per poter continuare a lavorare in piena pandemia.

Tanta gente si è illusa che il peggio fosse passato, che si poteva tornare alla normalità degli abbracci, saluti, viaggi e scampagnate.

E’ difficile stabilire da che parte pendono le colpe. Il Governo se ne è lavato le mani? C’è stata una cattiva informazione mediatica? Faceva comodo alla popolazione pensare che la parentesi Covid fosse acqua passata? Sono tutte domande lecite alle quali rispondere è però difficile.


Lo schiaffo all’Italia

Finite le vacanze estive, il Coronavirus che era stato apparentemente domato, si è ripresentato con tutte le sue caratteristiche. La differenza rispetto ai mesi precedenti era un terreno fertile per nuovi e molti più contagi dovuti alle briglie sciolte di buona parte della popolazione.

Ecco allora una corsa ai ripari ed al “si salvi chi può”.

Il “gioco” dei colori, lo stare dietro ai salti da una zona di rischio all’altra, le limitazioni in base al colore a cui si appartiene, l’introduzione di nuovo dell’autocertificazione. Ed eccoci, di nuovo, alle prese con una pandemia più contagiosa dell’inizio dell’anno.

E’ ovvio che non sia facile governare in piena pandemia, ma se il diritto alla salute è primario, allora è lecito chiedersi:

  • perché l’app Immuni non è stata resa obbligatoria sin da subito?
  • come mai hanno lasciato che gli italiani andassero all’estero durante le vacanze?
  • per quale motivo non hanno disposto controlli capillari e rigorosi sui servizi più a rischio che hanno lasciato ripartire durante l’estate e a settembre?
  • perché non hanno intensificato le reti di trasporto locali e nazionali, istituendo più corse e meno gente trasportata di volta in volta? C’erano i bonus biciclette e monopattini, ma non tutte le città sono attrezzate logisticamente per avere piste ciclabili.


Lo sport ai margini

Come tanti altri servizi considerati non essenziali, lo sport è finito dentro a piedi pari in questo disastro annunciato.

Sui social si legge di tutto e di più. Dai negazionisti ai complottisti più convinti, fino a chi non biasima il Governo.

Sta di fatto che la gente è scesa in piazza, per protestare e far sentire la propria voce. A cosa servirà non è dato sapere. Certo non a far riaprire le serrande chiuse dei tanti esercizi commerciali. Le tante attività, palestre e piscine comprese, se potevano resistere ad una prima chiusura, resisteranno a questa seconda ondata?

Nello sport, soprattutto quello dilettantistico, servono riforme importanti, sia dal punto di vista giuslavoristico che fiscale. Per non parlare di un riconoscimento ed una valenza sociali da anni invocata da più parti.

Servirebbe un organo non governativo che rappresenti la base dei suoi lavoratori e dei suoi imprenditori, magari anche con un sindacato serio.

Perchè nello sport si fa impresa, si lavora. Ma soprattutto si aumenta il benessere e lo stato di salute di una Nazione e se ne abbassano la spesa sanitaria e i costi sociali.



Se vuoi rimanere aggiornato sulle novità relative al settore sportivo, puoi anche leggere ULTIMO DPCM: LE REGOLE PER POTER TENERE APERTA LA TUA PALESTRA.


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Photo by Ivan Vranić on Unsplash

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