contratti

I contratti degli istruttori di fitness: facciamo chiarezza

I contratti degli istruttori di che tipo sono? Già, anche gli istruttori di fitness che lavorano nello sport dilettantistico, un contratto ce l’hanno.
Ma quale? 

In questo il Coronavirus ha aiutato la categoria, perché ha scoperchiato un mondo, quello del fitness, di cui si sapeva poco o nulla dal punto di vista dei contratti degli istruttori.

Gli stessi istruttori, in buona parte, non sanno distinguere il contratto sportivo dai compensi sportivi.

Appena inizierai a leggere questo articolo, comincerai a percepire quanta confusione ci sia: ti consiglio di armarti di pazienza e di coraggio: la prima ti servirà per capire le capriole normative del nostro legislatore, il secondo per non arrabbiarti e arrivare in fondo all’ articolo più consapevole.


Attività sportiva dilettantistica

Sappiamo che in Italia non si può parlare di lavoro se non in ambito professionistico: quindi il contratto sportivo è un’esclusiva degli sportivi professionisti, come dispone la famosa (e ormai da più parti criticata) legge speciale sullo sport professionistico del 1981.

Da qui si evince, ragionando al contrario, che tutto il resto è sport dilettantistico e chi lo pratica non ci lavora, ma semplicemente lo fa per diletto.

D’altra parte, nel mondo variegato del dilettantismo, sappiamo che molti enti senza scopo di lucro (altrimenti sarebbero normali società commerciali) intrattengono rapporti di collaborazione a carattere oneroso, cioè pagano i propri collaboratori, evidentemente per un’effettiva prestazione di lavoro. attraverso i famosi CO.CO.CO., contratti di collaborazione continuata e continuativa.

Peccato che di queste collaborazioni sia prevista una disciplina fiscale, che però non trova analoga definizione in ambito civilistico: in altre parole, è stato previsto dal legislatore se e quali tasse ed esenzioni possono essere applicate, ma non è stata riconosciuta nè disciplinata alcuna forma contrattuale.

Tutto questo comporta delle inevitabili criticità sotto il profilo della tutela previdenziale ed assicurativa, che semplicemente non ci sono.

Così come non ci sono ammortizzatori sociali previsti nel caso di sopravvenuta impossibilità ad adempiere da parte del datore di lavoro (che tale in realtà non è, non essendoci contratto di lavoro subordinato), com’è successo per la pandemia: migliaia di istruttori che intrattenevano rapporti di collaborazione con ASD e SSDARL si sono ritrovati senza lavoro.

Punto.

Unica ancora di salvezza, lanciata dal Governo in corner, il decreto “Cura Italia” e il contributo di 600 euro.

Qui ci basta evidenziare quale castello di carta si è rivelato il settore del fitness, che è a tutti gli effetti attività sportiva dilettantistica, esercitata da Federazioni sportive nazionali ed Enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comprese quindi le ASD e le SSDARL, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche.


I contratti degli istruttori di fitness: “la capriola”

Prima considerazione: la distinzione fra le due attività sportive non ha quindi valore economico, ma solo civilistico, per cui atleti di ogni tipo (sciatori, tennisti, giocatori di pallavolo e di pallacanestro, di rugby e così via) sono sportivi dilettanti.

Tuttavia ci sono tante altre categorie di soggetti che operano nei vari centri sportivi italiani e sono i tecnici, ovvero gli istruttori: di nuoto, di tennis, di aerobica, di arti marziali, di body building e così via.

Tutti lavorano in modo oneroso e continuativo, ma manca la qualifica da parte della federazione di appartenenza, la quale però non può nemmeno stabilire quali siano le prestazioni lavorative dilettantistiche che possono essere inquadrate nel regime agevolato dei redditi diversi. Lo può decidere solo il Coni, attraverso una serie di prescrizioni a cui le società sportive si devono adeguare.

E qui la faccenda si complica!!


Le anomalie dei contratti

Solo il Coni, dicevamo, può decidere quando l’attività di fitness può considerarsi dilettantistica, ai fini del riconoscimento dei compensi sportivi ai propri collaboratori e quindi andare a regolarizzare e creare nuovi contratti per gli istruttori di fitness.

Sono quindi necessarie:

  • l’iscrizione al Registro Coni dell’associazione/società,
  • lo svolgimento di effettiva attività federale, di cui esiste dettagliato elenco: per esempio la ginnastica sì, il pilates forse no, il body building sì, ma il crossfit nello specifico no, la danza sportiva sì, ma la corsa in montagna no e così via,
  • nonché lo svolgimento, da parte stavolta del lavoratore, di mansioni di carattere sportivo, espressamente riconosciute dalle singole Federazioni nazionali.

Stando così le cose, la disciplina sui compensi sportivi e di conseguenza sui contratti degli istruttori di fitness, difficilmente potrà essere definita per linee generali, ma dovrà essere calata sulle modalità delle attività effettivamente esercitate e quindi riconoscerne il “vero”carattere dilettantistico o meno. 

Seconda considerazione: se non è lavoro questo!

Questo in attesa che qualcosa cambi: in molti auspicano da tempo una riforma giuslavoristica nel settore dello sport e questa potrebbe essere l’occasione buona per realizzarla, considerato anche il valore sociale dello sport e dei suoi lavoratori, anche quelli dilettanti, che forse sono i più diffusi e vicini alla realtà quotidiana di tanti cittadini.


ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER PER AVERE INFORMAZIONI DA PARTE DI CHI VIVE QUOTIDIANAMENTE QUESTO MONDO E CHE NON TROVERAI DA NESSUN’ALTRA PARTE.

Photo by Cytonn Photography on Unsplash