online o presenza

FITNESS ONLINE O IN PRESENZA?

Allenarsi on line sta diventando ormai un’abitudine per molti, complice l’impossibilità di farlo in presenza.

Dai programmi di pilates e di yoga, fino ai workout più evoluti, addirittura personalizzabili in base alle proprie capacità ed esigenze.

D’altra parte, però, c’è una fetta importante di utenza che freme per la riapertura di palestre, piscine e centri sportivi.

Non ci interessa per ora discutere sulle reali motivazioni di queste chiusure, ne abbiamo già parlato in altri articoli.

Ora ci preme invece capire quali saranno i futuri modelli di business per il fitness.


LA DIGITALIZZAZIONE DEL FITNESS

Se ne parla ormai da più parti: titolari di club, personal trainer ed istruttori, nonché i loro formatori si interrogano per capire se il fitness online sarà il futuro.

E soprattutto se si tratta di un business model sostenibile.

Andrea Pambianchi, titolare di otto centri fitness a Roma e Ceo di Fitness Network Italia e di  CIWAS,  conta 7000 palestre al suo attivo, crede di sì, quanto meno dando uno sguardo a quello che succede oltre i club nazionali.



IL FITNESS ONLINE NEL MONDO

Partiamo dall’esempio eclatante di Peloton, piattaforma di fitness esclusivamente digitale: dal 2014 ha un solo studio di registrazione a New York, dove top trainer fanno lezioni poi trasmesse on demand.

I programmi che propone spaziano dalla famosa bike fissa (da 2000 euro), fino al functional e allo yoga.

Peloton è quotato nella borsa americana per 29 miliardi di dollari ed è diffuso in tutto il mondo. In Europa è arrivato per esempio a Londra, non ancora in Italia.

C’è poi Lululemon, marchio di vestiti per fare yoga e pilates, famoso oltreoceano, che, per vendere di più e creare senso di community, nei propri store propone lezioni ai clienti.

Lululemon si è comprata per 500 milioni di dollari la startup Mirror, creata da una ballerina che non riusciva più a fare fisicamente lezione mentre era incinta.

Come dice lo stesso nome, si tratta di uno specchio tecnico che guida l’utente durante l’allenamento, sia con coaching live che registrate. Costo? Circa 1500 euro.

Anche Nike promuove nei propri store programmi come NTC, il NIke Training Center e organizza eventi sportivi in città importanti, in giro per il mondo.

Adidas si è comprata Runtastic, un’app austriaca creata nel 2009, che è in grado di restituire tutta una serie di dati riguardanti lo sforzo fisico appena fatto, grazie a dei sensori di movimento installati di default sullo smartphone.

Così Under Armour nel 2015 ha acquisito, per un totale di oltre 500 milioni di euro, ben 3 app che fanno fitness digitale.

Una è MapMyFitness, che permette di gestire gli allenamenti da dispositivi mobili (sincronizza i dati con le scarpe, con il Garmin o l’Apple Watch). MyFitnessPal è invece incentrata su dieta, alimentazione e calorie. Endomondo, è invece un’app per gli sport di distanza, come bici e corsa, che trasforma lo smartphone in un personal trainer “tascabile” .

Non poteva ovviamente mancare nei big della tecnologia la presenza di Apple, che entra nel  mondo del fitness sfidando gli altri giganti e lancia Fitness+,  in arrivo entro fine anno.

Fitness+ è un servizio in abbonamento dedicato a chi ha un Apple Watch e lo usa per monitorare i propri allenamenti, in modo tale che possa visualizzare i dati raccolti dai sensori dell’orologio sui vari device Apple.

Inoltre offre lezioni video con top trainer che mostrano agli utenti gli esercizi da fare, mentre Apple Watch registra i parametri di allenamento: i suggerimenti e gli allenamenti sono personalizzati in base ai dati e ai gusti degli utenti.

Si potrà scegliere fra yoga, HIIT, arti marziali, stretching, aerobica e altro; ogni settimana un team di istruttori esperti proporrà allenamenti di durata e di intensità differente, in modo da accogliere tutti, dal neofita all’esperto.

Chiudiamo con KMTAI, un’altra app che offre in abbonamento a circa 8 euro al mese servizi di virtual PT. Mentre l’utente si allena, l’app mostra non solo le catene muscolo-scheletriche coinvolte nell’esercizio, ma ne corregge in automatico gli errori commessi durante l’esecuzione. 



CONCLUSIONE: MODELLI IBRIDI DI BUSINESS, TRA FITNESS ONLINE E IN PRESENZA

Il mondo del fitness sta cambiando: da una parte la tecnologia che avanza e dall’altra un’epidemia che ha messo in crisi i sistemi tradizionali di allenamento e di fare business in questo settore.

Potranno coesistere modelli ibridi? 

E’ probabile, almeno nel futuro immediato.

Ci sarà chi si allenerà grazie al proprio fitness tracker o tramite un’app, all’aperto o in casa, da solo o in gruppo.

Ma ci sarà anche chi tornerà in palestra, perchè ama quell’ambiente e predilige allenarsi in sicurezza, in un contesto condiviso e sociale.

Sono esigenze diverse e i club dovranno tenerne conto.

Chi si è allenato on line durante la quarantena forse continuerà anche dopo, ma non è detto.

In ogni caso i servizi offerti dai club dovranno essere duplici, se vorranno essere veramente competitivi. Le sale dovranno essere sempre meglio organizzate e con personale competente e qualificato. Dovranno esserci corsi on demand o live, per chi viaggia, per chi ancora non si sente di tornare in presenza, per chi ha bambini piccoli e non può uscire.

E così via, le variabili possono essere molte, ma abbiamo visto che c’è un modo per rimanere vicini comunque ai propri clienti.

La relazione umana fa la differenza per chi si allena in presenza e la comodità la fa per chi si allena a distanza: per questo la domanda fitness online o in presenza è ancora senza una risposta univoca.

Puoi dare una occhiata anche alle Prospettive future di allenamento e a quanto sia entrata la tecnologia nell’ universo fitness .


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Photo by Tim Foster on Unsplash