fatica sportiva

Fatica sportiva durante l’esercizio? Le 10 principali cause

Fatica sportiva?! Quante volte è capitato, durante un esercizio particolarmente impegnativo, di pensare di non farcela? Che siamo atleti o neofiti, la sensazione di fatica l’abbiamo provata tutti ed è normale che sia così. La cosa meno nota è che esistono diversi tipi di fatica sportiva e che non è facile effettuarne una misurazione.

La fatica ha origini sia nervose che metaboliche. Per prevenirla bisogna conoscere molto bene il proprio corpo ed ascoltarlo, oltre che aiutarsi con i giusti integratori ed alimenti.

In questo articolo ci soffermeremo in particolare sulla fatica nel fitness, ma alcune considerazioni hanno comunque una valenza generale.


Cenni sulla fatica nello sport

Per fatica si intende un decremento della prestazione, attribuito alla necessità di proseguire e perseverare nello sforzo.

Il fenomeno dell’insorgenza della fatica è legata ad una multifattorialità di elementi, riconducibili a fattori centrali e periferici. In particolare essa nasce dalla conduzione del segnale nervoso (fatica centrale) alla catena energetica metabolica (fatica periferica).

Spesso questi due aspetti interagiscono fra loro. C’è da fare, perciò, una distinzione fra le attività a carattere nervoso-centrale e quelle a carattere metabolico-periferico. Le prime sono espressione di forza massima, rapida ed esplosiva, come il sollevamento pesi, sprint nell’atletica, lancio del peso, velocità nel nuoto. Le seconde sono invece espressione di resistenza, quali maratona, fondo nel nuoto, 10 mila metri nell’atletica.


La fatica sportiva centrale (o nervosa)

La fatica centrale è legata a un insieme di fattori nervosi, di seguito elencati, indipendenti da quelli metabolici o intramuscolari.

  1. Secrezione di catecolamine. Si tratta di un gruppo di ormoni prodotti dalle ghiandole surrenali. Le catecolamine principali sono 3: dopamina, adrenalina e noradrenalina. E’ stato studiato che al termine di un esercizio/allenamento impegnativo, si riscontra un abbassamento del livello di noradrenalina, come negli stati di forte stress psicologico. In altre parole, il soggetto è stanco, spossato, affaticato.
  1. Aumento della serotonina. Si tratta di un derivato del triptofano, presente nel sangue e nel sistema nervoso centrale, ad azione stimolante sulla muscolatura liscia e di azione antiemorragica. Svolge un ruolo fondamentale come mediatore chimico dell’infiammazione e della trasmissione degli impulsi nervosi. Gli studi hanno dimostrato che c’è un incremento della concentrazione di serotonina a livello cerebrale in seguito ad un esercizio/allenamento intenso e prolungato.
  1. Aumento dell’ammoniaca. Si accumula quando vengono ripetuti scatti nella corsa, salti multipli e sforzi prolungati per esempio in discipline come il crossfit o negli allenamenti funzionali ad alta intensità. Essa è tossica per il SNC (Sistema Nervoso Centrale) e la sua formazione in eccesso causa un aumento della sensazione di fatica, attraverso un sistema di tipo centrale per turbe dell’equilibrio dei neuro-trasmettitori. L’ammoniaca disgrega le fibre muscolari e determina sensazioni di fatica che spesso attribuiamo all’acido lattico.
  1. Abbassamento della glicemia e quindi del tasso di glucosio nel sangue. Lo svuotamento dei depositi di glicogeno nei muscoli infatti riduce l’efficienza del sistema nervoso: maggiori sono le riserve epatiche e muscolari, maggiore è il lavoro anaerobico che può essere sostenuto.
  1. Aumento della temperatura corporea. Durante l’esercizio fisico bisogna trovare l’equilibrio termico e limitare quest’aumento dopo la fase di riscaldamento. Questo perché per ogni grado di aumento della temperatura si innesca un dispendio calorico ed energetico maggiore: aumento del metabolismo del 13%, irrorazione sanguigna, sensibilità dei recettori sensoriali, eccitabilità del SNC, velocità di reazione e di contrazione muscolare.


La fatica sportiva periferica (o metabolica)

Ci sono due meccanismi alla base della contrazione muscolare: la pompa sodio-potassio a livello del sarcolemma e la pompa del calcio a livello del reticolo sarcoplasmatico.

L’origine della fatica nascerebbe da diverse cause: 

  1. Diminuzione dell’attività della pompa Na+/K+. La fuoriuscita di grandi quantità di potassio porterebbe, a sua volta, ad una forte riduzione della percentuale di calcio.
  2. Variazione della distribuzione e della concentrazione del Ca++ all’interno della fibra muscolare. Il sistema tubolare (dell’apparato respiratorio) infatti recupera, distribuisce e ri-pompa il calcio nelle cellule, ma se viene stressato con lavori ad alta intensità e perduranti, andrebbe in tilt, causando un abbassamento dell’attività contrattile. Calcio e potassio sono alla base del meccanismo di eccitazione-contrazione muscolare.
  3. Diminuzione della velocità di accorciamento delle fibre del tessuto connettivo. Le fibre a carattere ossidativo, legate al meccanismo aerobico, risponderebbero meglio all’insorgenza della fatica rispetto a quelle a carattere glicolitico-anaerobico.
  4. L’acidosi. La maggior parte delle reazioni ossidative che avvengono nel nostro corpo portano ad una liberazione/acquisizione massiccia di protoni o ioni idrogeno. In condizioni normali l’organismo è dotato di svariati sistemi tampone per contrastare l’accumulo di protoni, ma in lavori ad alta intensità la loro concentrazione aumenta rapidamente, scardina le difese e provoca un abbassamento del ph del sangue. Quest’ultimo porta a un deficit della pompa sodio-potassio, inibisce il calcio sulla troponina e riduce i ponti actina-miosina (tutte proteine responsabili della funzione contrattile muscolare). 
  5. Concentrazione dei metaboliti derivanti dall‘idrolisi, dall’ATP e dal creatin-fosfato (molecola organica formata dall’unione della creatina con un gruppo di fosfato) a seguito dell’attività fisica. Se l’attività svolta consiste in esercizi brevi ad alta intensità (come negli HIT), si verifica un rapido ed importante accumulo di questi metaboliti, dovuto all’intervento massiccio del meccanismo anaerobico alattacido. Ed è a questo punto che si sentirà una forte sensazione di fatica muscolare.

Conclusione

Nel linguaggio comune spesso si attribuisce all’acido lattico la causa della fatica muscolare, ma la produzione di lattato non ha nessuna azione acidificante, anzi può essere una difesa contro l’iperacidificazione dell’organismo.

Ma ne parleremo meglio nell’articolo sull’acido lattico.


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Photo by Victor Freitas on Unsplash