CONI: storia e poteri

CONI: STORIA E POTERI

Oggi vogliamo concentrarci sul CONI, la sua storia e i suoi poteri. Perché?

E’ di questi giorni il diffuso malcontento di molti per la “dimenticanza”, da parte del nuovo Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi, del Ministero dello Sport.

Cioè, nel totoministri impazzato nei giorni scorsi, ci si era chiesti chi potesse succedere a Spadafora, ma la scelta fatta dal neo presidente è stata un’altra, e ha spiazzato buona parte degli addetti ai lavori. 

Ora pare che la delega allo sport verrà data a un altro Ministro oppure a un sottosegretario.

Situazione peraltro non nuova, anzi a guardare i precedenti governi è stato più frequente il ricorso alla delega, che non la creazione di un apposito Ministero.

Lo sa bene Giancarlo Giorgetti, per esempio, per non andare indietro troppo nel tempo, che in questo governo ha giurato come Ministro per lo sviluppo economico, ma nel primo governo Conte il leghista era sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega allo sport.

Così era stato fatto da Renzi e da molti altri prima di lui e a dire il vero una motivazione c’è e va ricercata nella storia del CONI, nella sua struttura – come ordinamento sportivo – e soprattutto nei suoi poteri.

Proviamo ad indagare nell’articolo che segue.


IL CONI: LA STORIA

I primi fenomeni associativi relativi allo sport italiano risalgono alla fine del IXX° secolo, quando, dalla riunione di vari praticanti, nacquero le prime associazioni sportive, così come sono intese oggi.

Queste, raggruppandosi, diedero vita alle prime Federazioni sportive nazionali, preposte per lo più all’organizzazione dell’attività agonistica.

Dopo i primi tentativi di organizzare una struttura orizzontale che promuovesse lo sport  e lo disciplinasse, nel 1914 venne fondato a Roma il CONI, Comitato Olimpico Nazionale Italiano, in seno al CIO, Comitato Olimpico Internazionale.

Il CONI viene istituito quale ente pubblico non economico, con compiti di autogoverno dello sport italiano e attualmente sottoposto alla vigilanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Già dalla sua fondazione, il CONI ha fatto parte del complessivo sistema dello sport e successivamente, in virtù della legge n. 426/42 ha ottenuto il pieno riconoscimento da parte dell’ordinamento giuridico statale.

Come ente esponenziale dell’ordinamento giuridico sportivo italiano, rappresenta una fondamentale risposta dello Stato alle esigenze di pianificazione e sviluppo della pratica sportiva.

La storia del CONI ha visto susseguirsi, specialmente negli ultimi anni, una serie di normative settoriali volte a modificarne e/o a precisarne l’assetto organizzativo e funzionale.

E così, dalla prima menzionata legge del 1942 si è giunti all’attuale configurazione regolamentare, che ha le sue basi portanti nei decreti legislativi n.242/1999 cd. decreto Melandri e n.15/2004 cd. decreto Pescante.



I POTERI DEL CONI

Fondamentale importanza riveste innanzitutto il decreto Melandri che ribadisce la personalità giuridica di diritto pubblico del Coni

Diversamente le Federazioni vengono riconosciute come associazioni con personalità giuridica di diritto privato, pur se con funzioni pubblicistiche.

Inoltre il decreto Melandri ha conferito al CONI un’ampia potestà statutaria e, per la prima volta, ha riconosciuto il suo inserimento nell’ordinamento sportivo internazionale.

La successiva riforma del decreto Pescante ha apportato sostanziali riforme al preesistente impianto normativo.

Il legislatore, in particolare, ha voluto rimarcare ulteriormente il ruolo fondamentale del CONI nel sistema sportivo istituzionalizzato.

In tale ottica si colloca la sua configurazione quale “confederazione delle federazioni sportive nazionali e delle discipline sportive associate”.
Inoltre è stata aumentata la rappresentatività assunta dai suoi organi centrali a livello nazionale, primo fra tutti il Consiglio Nazionale.

Di fatto lo Stato ha trasferito tutti i poteri sullo sport a un ente pubblico, il CONI, attorno al quale si ramifica una realtà territoriale di associazioni e società sportive private.
Quest’ultime, raggruppate per disciplina sportiva praticata, formano le Federazioni sportive nazionali.
A loro volta le federazioni costituiscono il Consiglio Nazionale, divenuto il massimo organo decisionale e di indirizzo dello sport italiano.

Da qui nasce il concetto dell’ordinamento sportivo come “ordinamento separato”, cioè una struttura autonoma che ha i poteri che, in altre nazioni, sono riconosciute in capo al Ministero dello Sport.



L’ORDINAMENTO “SEPARATO”

Con la legge costituzionale n. 3/2001 si è avuta la riforma dell’art 117 della Costituzione, che, inserendo per la prima volta il concetto di sport (meglio, di ordinamento sportivo), ha riconosciuto alle Regioni una potestà legislativa concorrente.

Sarebbe poi dovuta seguire una legge quadro, che declinasse in pratica tale competenza in capo alle Regioni stesse. 

Legge che però non è mai stata fatta e per la quale non si intravedono gli spazi politici, stante il fatto che i presunti poteri da delegare alle Regioni, lo Stato li ha già assegnati al CONI.

Ciclicamente si torna a parlare della necessità di avere stabilmente nel nostro Paese un Ministero dello Sport, che sia capace, grazie ai propri poteri, di dirimere svariati contrasti e di governare in maniera unitaria il sistema sportivo italiano.

In Italia però non abbiamo mai avuto un vero e proprio Dicastero dello Sport!

E le ragioni vanno cercate nell’excursus storico-normativo fatto finora: non si tratta di una scarsa attenzione del legislatore nei confronti dello sport, anzi, siamo l’unico Paese in cui l’autonomia dell’ordinamento sportivo è riconosciuta per legge (l. n. 208/2003).

Le competenze in materia di sport attribuite dalla legge all’ente pubblico CONI, al di là della mission della preparazione olimpica, sono ben più ampie di quelle governative.

A ragione o a torto però finiscono con l’inibire la costituzione in Italia di un vero e proprio Ministero dello Sport.



CONCLUSIONE

Non è quindi un problema di maggior o minor interesse per le politiche sportive da parte dei governi, quanto piuttosto delle varie previsioni legislative.

Talvolta appaiono poco coerenti e che soprattutto attribuiscono al CONI un ruolo di assoluta supremazia nell’ambito dell’ordinamento sportivo italiano.

Pensare ad un Ministero dello Sport con vere funzioni di promozione della pratica sportiva significherebbe dover ridurre le competenze del CONI, rivedendo tutta la normativa in materia, a partire dalla Costituzione.

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Photo by Johannes Plenio on Unsplash