anziani: silver age e osteoporosi

ANZIANI: Silver Age e Osteoporosi

Molti studi sociali indicano come fetta importante di clienti per il futuro gli over 70, la cosiddetta silver age.

E il motivo è semplice: siamo una delle popolazioni più vecchie d’Europa!!

L’età media si è alzata e si è allungata l’aspettativa di vita, grazie alla ricerca medico-scientifica, ma soprattutto grazie ad uno stile di vita sano, che contempla un’alimentazione corretta e una pratica sportiva regolare.

E in effetti i 70enni di oggi sono attivi sotto tanti punti di vista, da quello sociale a quello motorio, fino addirittura a quello lavorativo.

Uno dei problemi che fisiologicamente si può presentare a quell’età è l’osteoporosi, una cattiva compagna di viaggio, che ha un impatto socio-sanitario rilevante, in quanto causa di fratture ossee importanti, prima fra tutte quella temuta del femore.

Nell’articolo cercheremo di spiegare in cosa consiste l’osteoporosi e quali sono i rimedi basilari per curarla.


LA SILVER AGE

Le mattina è l’orario preferito da molte persone “silver” (non chiamiamole anziane, per carità!!) per allenarsi.

Perché poi a mezzogiorno corrono a casa a preparare il pranzo, poi arrivano i nipoti, poi devono fare le commissioni e via dicendo…sono sempre molto indaffarati!

Eccoli quindi che in mattinata, anche presto, vanno in palestra ad allenarsi:
le signore che fanno yoga e pilates, o ginnastica dolce, mentre gli uomini vanno per lo più in sala fitness o in piscina.

E se il centro è dotato di un’area benessere, perchè non chiudere con una bella sauna e due notizie sul giornale?

È quindi utile sapere qualcosa in più di loro e di come funzionano determinate patologie che li riguardano, prima fra tutte l’osteoporosi.



COS’È L’OSTEOPOROSI

E’ una patologia ossea che è causa di fratture importanti nelle persone anziane: da quelle vertebrali a quella più frequente del femore.

Queste fratture hanno un indice di invalidità elevatissimo, sono dolorose, comportano sia interventi chirurgici che riabilitativi importanti.
Hanno un costo medico-sanitario elevato e, soprattutto, riducono l’autonomia del soggetto, con la conseguente ricaduta sulla qualità della vita globale dello stesso.

Innanzitutto, contrariamente a quanto è stato creduto per lungo tempo, dobbiamo sapere che l’osso non è un organo spento.
In realtà è un tessuto metabolicamente attivo, in continua formazione e riassorbimento, grazie a due classi di cellule ossee, gli osteoblasti e gli osteoclasti.

Essi danno origine al cosiddetto rimodellamento osseo: i primi costruiscono la matrice proteica, la uniscono al calcio e danno all’osso la consueta durezza; i secondi rimuovono il calcio dalle ossa e la componente obsoleta, favorendo appunto il ricambio cellulare.

L’osso infatti è in grado a qualunque età di reagire alle forze meccaniche e, se si rompe, ripara se stesso riacquistando per quanto possibile la sua forma originaria.

Non ultimo, il tessuto osseo è un serbatoio di ioni: contiene infatti più del 90% di calcio e del fosforo totale presenti nel nostro corpo.

La crescita e il rimodellamento dello scheletro

La crescita e il rimodellamento dello scheletro dipendono sia da fattori locali che sistemici, dalla disponibilità degli elementi che lo compongono e, importante, dal carico meccanico cui è sottoposto.

I principali ormoni che intervengono sul metabolismo osseo sono:

  1. il paratormone, che stimola gli osteoblasti a riassorbire l’osso e a dismettere il calcio (e quindi ha una funzione di mobilizzazione di questo minerale); 
  2. la calcitonina, che ha una funzione modulatrice, in quanto favorisce il mantenimento della matrice minerale e il processo omeostatico del rimodellamento osseo; 
  3. la vitamina D, individuata fin dal 1920 come antirachitico nell’olio di fegato di merluzzo.
    Si produce sia a livello cutaneo sotto l’azione dei raggi ultravioletti solari, sia attraverso l’assorbimento intestinale dei nutrienti.
    Una volta nel sangue, viene elaborata sia a livello renale che epatico e si trasforma in metaboliti attivi.

Tutta questa catena metabolica ha la funzione di depositare e di mantenere il calcio nelle ossa, soprattutto nei periodi dell’infanzia e dell’adolescenza.

La massa ossea raggiunge il picco intorno ai 35 anni d’età e si mantiene costante nella donna fino alla menopausa, dove, riducendosi drasticamente gli ormoni estrogeni, inizia la sua degradazione.

Anche l’uomo, dai 70 anni in poi, subisce lo stesso tipo di trasformazione, tanto che dagli 80 in poi le due curve tendono ad avvicinarsi.



COS’È L’OSTEOPENIA

Questo meccanismo della perdita di calcio è graduale e non immediato: infatti c’è un periodo in cui la percentuale del minerale non è ancora patologica e si definisce come fase osteopenica, cioè una penuria di calcio, che porta la struttura ossea ad un indebolimento globale.

In questa fase le ossa possono subire delle microfratture e dei microtraumi e prima che la situazione peggiori è opportuno intervenire con idonei mezzi terapeutici.



I RIMEDI

I rimedi sono diversi: quelli farmaceutici prevedono farmaci che contrastano la perdita di calcio nelle ossa, la somministrazione di vitamina D e la supplementazione alimentare del calcio stesso..

Altro elemento importante è l’attività fisica, che riesce a stimolare, attraverso un aumento delle vibrazioni lungo le linee di forza delle ossa lunghe, il mantenimento del calcio nella struttura dell’organo.

Fondamentale però è il concetto legato alla prevenzione della malattia, che va condotta non da anziani, ma quando si è ancora giovani, facendo sì che la buona densità dell’osso sia di elevata qualità quando c’è il picco del rimodellamento osseo.

In questo modo il suo mantenimento sarà più lungo nel tempo e si opporrà in maniera più massiccia alla dismissione temporale ed inevitabile del calcio.



CONCLUSIONE

Insomma, corretta alimentazione, attività fisica regolare e ovviamente – si spera – genetica favorevole contribuiscono al mantenimento della salute del nostro apparato osseo.

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Photo by Lisa Wall on Unsplash